Home » News » Giochi » Perché 15 paesi europei (Italia esclusa) vogliono regolarizzare il fenomeno delle loot box dei videogiochi

Perché 15 paesi europei (Italia esclusa) vogliono regolarizzare il fenomeno delle loot box dei videogiochi

Se seguite attivamente il mondo videoludico, o se vi siete anche solo per sbaglio approcciati a qualche gioco free-to-play mobile e non, saprete benissimo cosa sono le loot box o le loro varianti. In sostanza il giocatore acquista beni virtuali, che possono essere “travestimenti” (in gergo dette skin) per i personaggi, armi o potenziamenti, racchiusi dentro scatole o bustine virtuali, alla stregua di un pacchetto di figurine. Il problema è che, proprio come in un pacchetto di figurine, in sostanza non sapete cosa state acquistando.

Le percentuali di apparizione degli oggetti dipende dal loro grado di rarità, e ovviamente quelli più rari, ovvero i più ambiti dai giocatori, non escono praticamente mai al primo tentativo. Questo meccanismo spinge ad un acquisto spesso compulsivo di loot box e simili e c’è chi, anche a ragione, ci ha intravisto dinamiche molto simili a quelle del gioco di azzardo. E se ci fate caso è già qualche anno che si susseguono news di ragazzini che arrivano a spendere anche decine di migliaia di euro in in-app, o persone che sono arrivate a spendere anche 15/20.000€ acquistando pacchetti per FIFA Ultimate Team. Potremmo anche citare il caso di Battlefront II, che ha spinto EA a rivedere drasticamente il suo titolo e l’approccio alle loot box, o anche L’Ombra della Guerra, il cui negozio virtuale è stato chiuso dopo qualche mese. Il perché quindi vari stati si stiano muovendo per regolarizzare tale genere di acquisti è piuttosto scontato.

LEGGI ANCHE: Emulare giochi è illegale?

Uno dei primi paesi a muoversi per cercare di arginare il fenomeno è stato il Belgio, che, molto drasticamente, ha dichiarato le loot box illegali obbligando i vari publisher a rimuoverle dal gioco. I giocatori di Overwatch del Belgio ad esempio non possono più acquistare le casse contenenti oggetti cosmetici. Altri publisher stanno silenziosamente aggiungendo le percentuali relative alla possibilità di scovare oggetti di una determinata rarità (ad esempio in Asphalt 9 di Gameloft).

In queste ore però la faccenda si sta facendo ancora più seria. La Commissione per il Gioco d’Azzardo dello Stato di Washington negli Stati Uniti e altre 15 agenzie europee (tra cui quelle di Francia, Spagna e Regno Unito) hanno firmato una dichiarazione redatta in comune accordo che potete leggere per intero qui atta proprio a stilare una serie di regole comuni per la gestione degli acquisti di beni virtuali in gioco. Il documento fa proprio riferimento alla sottile sfumatura che differenzia il gioco di azzardo “classico” e le loot box dei videogiochi. Ecco l’elenco delle agenzie europee che hanno firmato l’accordo:

  • Austria
  • Francia
  • Gibilterra
  • Irlanda
  • Isola di Man
  • Jersey
  • Lettonia
  • Malta
  • Norvegia
  • Paesi Bassi
  • Polonia
  • Portogallo
  • Regno Unito
  • Repubblica Ceca
  • Spagna

L’Italia, così come la Germania e altri paesi europei, non hanno al momento partecipato alla firma della dichiarazione ma non è da escludersi che i vari governi prendano via via provvedimenti specifici. C’è anche da dire che il documento di cui abbiamo parlato finora getta solo le basi per una futura regolamentazione e che la speranza di questi paesi è anche quella che siano gli stessi sviluppatori ad auto-regolarsi nell’evenienza di sanzioni o di provvedimenti anche più seri. E voi avete mai speso i vostri risparmi per loot box e simili? Quali pensate possano essere delle regole attuabili in grado di tutelare i possibili acquirenti di tali beni virtuali?

L’articolo Perché 15 paesi europei (Italia esclusa) vogliono regolarizzare il fenomeno delle loot box dei videogiochi sembra essere il primo su AndroidWorld.

fonte: https://www.smartworld.it/videogiochi/regole-loot-box-europa-usa-gioco-azzardo.html