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Qui giacciono tutti i cadaveri lasciati sul campo da Google (foto)

Non si può proprio dire che Google si faccia problemi a lanciare nuovi prodotti senza timore di sovrapposizioni, ma così come crea, distrugge. Allo, Picasa, Now, Project Tango sono solo alcuni dei servizi che sono stati “uccisi” nel corso del tempo e che nel caso di Mountain View non sono affatto pochi tanto che sono nati non uno ma ben due siti per tenere la conta dei “cadaveri”.

Il primo si chiama in maniera diretta e scarna semplicemente “Google Cemetery“. Il cimitero di Google raccoglie, con una grafica opportunamente scura, 44 schede a forma di lapidi con tanto di date di nascita e scomparsa. Scorrendo col mouse su ognuna ne potrete scoprire la causa di morte.

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La seconda risorsa invece è un sito open-source chiamato più brutalmente “Killed By Google“, probabilmente giocando anche sull’espressione “Made By Google” sfoggiato dagli ultimi prodotti realizzati da BigG come Pixel e Google Home. Qui potete trovare una lista ancora più completa che raccoglie un centinaio di servizi, alcuni dei quali hanno avuto una diffusione limitata e una vita davvero breve.

Certo in alcuni casi l’eliminazione di prodotti ridondanti non è che un bene (vedi Play Edicola e Google News & Meteo), ma rimangono nella memoria servizi come Google Reader o Inbox terminati anzitempo, nonostante una base di utenti affezionati (anche se in calo). Ricordare altri casi invece fa decisamente meno male (Allo su tutti), ma guai a considerare la lista esaurita. Capito Hangout?

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